In viaggio con Francesco Messina: la Grecia

In viaggio con Francesco Messina: la Grecia

Francesco Messina, nei suoi viaggi di studio, visita molte volte la Grecia, dove ha modo di vedere alcune delle opere più importanti dell’arte classica da cui trarrà insegnamento e ispirazione per le sue sculture. Se si volesse cercare un filo conduttore della produzione artistica di Messina, infatti, lo si potrebbe trovare nella passione per l’antico, elemento pervasivo che caratterizza non solo la Grecia ma anche la terra che gli diede i natali: la Sicilia.
La familiarità ancestrale con la Grecia è esplicitata in occasione del terzo viaggio in quelle terre, quando nel marzo del 1966 visita Atene, Olimpia e Delfi: per lui, siculo del Mar Ionio, tornare in Grecia è come ritornare “a casa di una nonna amorevole” – racconta nel Taccuino greco, in cui   stende sensazioni e resoconti dei suoi soggiorni. 
In questo Taccuino Messina racconta dell’importanza di questi pellegrinaggi greci per il suo lavoro d’artista: la cultura artistica non può essere acquisita solo tramite libri o riproduzioni, ma anche e soprattutto tramite la conoscenza e l’esame diretto delle opere d’arte.
Nel 1966 tocca Atene, dove vede e studia le Korai e i Kouroi del Museo dell’Acropoli e i fregi del Partenone, visita Olimpia – descritta come una città dall’atmosfera omerica in cui ogni colonna, coricata fra gli ulivi o conservata nel Museo archeologico, è custode della più severa scultura greca – dove può ammirare l’Hermes di Prassitele. Ultima tappa del viaggio, l’antico santuario di Delfi.
Nel giugno 1971 Messina, invece, salpa per una crociera nelle isole Cicladi, Rodi e Creta.
L’artista racconta dei resti delle colonne antiche in marmo di Naxos e del mare di Mykonos, così
trasparente da lasciar vedere, a dieci metri di profondità, le stelle marine e i mitili ben
mimetizzati con le alghe. A Mykonos tutto è bianco: le case, le chiesette ortodosse e i mulini a
vento.
La tappa successiva è la baia di Nauplia, dove lo scultore ripercorre il ricordo di precedenti visite alla città di Micene e al teatro di Epidauro: “Ricordo l’Argolide nel languore di una sera primaverile, la campagna verdissima, distese di agrumeti e carciofaie a perdita d’occhio fra Micene e Nauplia. La memoria intensifica l’immagine del teatro di Epidauro, immenso per armonia e ubicazione, di acustica e meravigliosamente sensibile”.
Francesco Messina visita anche Rodi descritta come la più italiana delle isole greche, dove i palazzi della città medievale appaiono ben restaurati tanto da ottenere una dignità architettonica eccezionale. Raggiunge anche l’antico Tempio di Atena sull’Acropoli della città di Lindos, da cui si può godere del mare più bello dell’isola.
Ultima tappa del viaggio del 1971 è la città di Cnosso, a Creta: qui la sensibilità di artista e il gusto per il frammento lo porta a criticare gli interventi di restauro del Palazzo di Minosse e del Museo Archeologico, giudicanti troppo invasivi e ingannevoli, mentre sono rari i capolavori intatti, “un’arte stupenda a giudicare da questi e dai frammenti originali rispettati. Un grido d’amore, tamponato dal restauro. Ringrazio mentalmente gli archeologi, nostri e stranieri, che hanno contenuto e contengono la passione evocativa offrendoci scavi e reperti nella loro mirabile autenticità frammentaria”.